E per diventare un po’ più intelligenti? Lasciamo stare Google.

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Adoro i monologhisti, trovo che siano dei generatori incredibili di riflessioni. Ce li abbiamo anche in italia, ma i più sono concentrati sul sesso e sui rumori prodotti dal nostro apparato digestivo.
Questo breve video è magnifico: in poco più di due minuti racchiude perle inaudite di conoscenza psicologica su argomenti complessi come l’intelligenza e la ricerca del piacere, il tutto perfettamente attualizzato ai tempi dei social network.

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Insegnante? Chiedi informazioni!

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Il nostro è un periodo storico caratterizzato da forti e veloci cambiamenti sociali, la cultura e quindi la scuola stanno evolvendo. Le classi sono cambiate, come lo sono anche gli stili educativi e la cornice culturale entro cui ci muoviamo.

Oggi un insegnante, che lavori alle elementari, alle medie, alle superiori, deve riuscire a impersonare molti ruoli: un po’ educatore, un po’ psicologo, un po’ comunicatore, oltre che didatta.

Non deve saper gestire solo “la classe” ma anche i genitori (oggi molto più “partecipativi” e “coinvolti” nelle dinamiche scolastiche).

Il modello di psicologia che utilizzo mi permette di offrire consulenze mirate ad insegnanti motivati ad aggiornare e affinare le proprie risorse. Teorie e strategie per

  • motivare gli studenti
  • generare attenzione
  • gestire opposizioni/provocazioni e comportamenti problema
  • gestire il carico emotivo e prevenire il burn-out

chiedi pure informazioni contattandomi via mail (danieleboscaro13@gmail.com)

o telefono 3207031947

Come gestire le opposizioni in classe

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Nella mio lavoro di consulente trovo spesso insegnanti che ammettono di essere in difficoltà nel gestire le loro classi. Gli studenti, soprattutto di medie e superiori, non stanno alle regole, non rispettano le richieste e l’autorità dei professori. Quando l’insegnante da indicazioni, molti bambini e ragazzi si oppongono.

Gestire le opposizioni è diventato un impegno molto più intenso e difficile per chi lavora nelle scuole di oggi, dato che le classi sono cambiate. Se non si riesce ad instaurare un clima collaborativo e soprattutto a trovare delle strategie efficaci nel ricevere e ri-orientare le obiezioni dei ragazzi, stare in classe può diventare un vero incubo per un insegnante: stress, frustrazione da incapacità percepita e soprattutto molta stanchezza. Continua a leggere Come gestire le opposizioni in classe

Come generare attenzione in classe

l_attimo_fuggente_film_782816463Gli addetti ai lavori sono ormai concordi nel sostenere che le classi scolastiche siano ormai cambiate. Per essere coerenti e adattarsi a questi cambiamenti, gli insegnanti si stanno rendendo conto che devono cambiare anche il loro modo di insegnare.

Le criticità che emergono da chi cerca tutti i giorni di gestire le classi (delle scuole elementari, medie e superiori) riguardano soprattutto la difficoltà di mantenere l’attenzione degli studenti durante la lezione. I bambini e i ragazzi di oggi sono studenti diversi da quelli delle generazioni che li hanno preceduti: per ragioni sociali e culturali (nuove tecnologie iper-stimolanti, diversi stili genitoriali e diversi modi di percepire i ruoli, le gerarchie e l’autorità in alcuni contesti) non è più possibile gestire la loro attenzione come si faceva nei decenni precedenti. Continua a leggere Come generare attenzione in classe

Come cambiano le classi

 

Come ho già spiegato in un altro articolo, da 20 anni circa a questa parte è in corso un evoluzione culturale della società che ha delle forti influenze su Scuola e Famiglia. L’educazione di figli e allievi ha cambiato cornice, e le strategie educative utilizzate in questi contesti non possono più essere quelle usate nelle generazioni precedenti.

Questi cambiamenti hanno a che fare con alcuni processi storici e culturali che sono avvenuti e stanno avvenendo nella nostra società:

  • democraticizzazione della società: il concetto politico di democrazia – opposto a quello di dittatura – è stato giustamente assorbito e metabolizzato dalle persone. È diventato normale sentire parlare di democrazia o usare l’aggettivo democratico, in molti contesti, anche fuori da quello prettamente politico. Quello di dar voce a tutti, permettendo che le decisioni non siano prese da una o poche persone, è diventato il modo più giusto e normale di gestire un gruppo, di qualsiasi tipo.

  • Individualismo e liquidità sociale: è cambiato il valore che viene dato alla comunità di appartenenza e alla tradizione. Senza essere retorico, ma solo considerando l’influenza della tecnologia e l’accelerazione di alcuni cambiamenti sociali (sessualità, genere, relazioni, usi e costumi) non si può non notare come i processi di scelta e autodeterminazione si siano fortemente individualizzati. È un processo storico che riguarda molti dei livelli di esistenza di una persona occidentale: il lavoro (forte precarietà e mobilità), le relazioni (sono sempre meno i “progetti di vita” che durano appunto una vita), ma anche l’immaginario collettivo (cinema e letteratura prediligono ormai le figure dei ribelli, dei rivoluzionari, delle persone che si distinguono dal gruppo e che riescono a smarcarsi dal conformismo imposto dal gruppo di appartenenza).

Questi cambiamenti nascono e si sviluppano grazie a processi sociali molto importanti e positivi, come la lotta contro le discriminazioni (donne, movimento lgbt, minoranze) e in favore di una cultura dei diritti dell’individuo.

Come ogni cambiamento culturale però, porta con sè anche un impatto sulle Istituzioni che regolano una società, e le Istituzioni – in questo caso la Scuola – non sono conosciute per la loro flessibilità e capacità di adattamento veloce ai cambiamenti.

Come sono cambiate le classi?

Uno degli impatti di questa evoluzione riguarda sicuramente le classi delle scuole (tutte, dalle elementari alle superiori) e incide sulle risorse e le modalità disponibili agli insegnanti per gestirle. Le conseguenze fondamentali sono a mio avviso 3:

#1 Un diverso atteggiamento dei bambini e dei ragazzi nei confronti della scuola e degli insegnanti. Diverso nella considerazione dell’autorità del contesto (spazi e regole) e del personale scolastico. Non è più pensabile che gli alunni si comportino con la riverenza ancora adottata fino a pochi decenni fa. Le cose sono cambiate e il discorso ovviamente sarebbe da allargare alle famiglie e alla società tutta: alcune norme non scritte non vengono più considerate importanti dagli stessi adulti, figuriamoci dai loro figli.

#2 Diverse reazioni degli alunni al contesto regolativo scolastico: difficile che bambini e ragazzi accettino imposizioni o proposte che vengono dall’alto. L’approccio autoritario non ha più possibilità di essere esercitato dagli insegnanti, gli studenti si rifiutano, dissentono e protestano, sia in classe ma soprattutto a casa con i genitori. Le conseguenze sono a volte ingestibili, dato che il clima culturale nei confronti dell’Istituzione Scuola è cambiato, cambiano anche le modalità di gestire certe dinamiche da parte delle famiglie: se prima l’alleanza genitori/insegnanti era scontata e implicita, adesso il personale scolastico si trova a dover affrontare proteste e lamentele da parte dei genitori, a volte anche in punta di diritto, con minacce di ricorsi al T.A.R. o di segnalazioni agli organi deputati, fosse anche per una nota o un voto ritenuto immeritato.

#3 diverse dinamiche di gruppo all’interno della classe. Bambini e ragazzi di oggi portano molti più contenuti a scuola, per le ragioni legate ai 2 punti precedentemetne esposti. Parlano di più, si raccontano di più, proprio perchè hanno più possibilità di farlo dato che sono saltate le regole sociali adottate e rispettate nei decenni precedenti.

Se consideriamo inoltre i temi importantissimi legati all‘interculturalità (presenza di alunni di origine straniera) o alla differenziazione dei programmi didattici per ragioni relative all’inclusione scolastica (vedi d.s.a., b.e.s., ecc…), possiamo vedere come lo scenario “classe” sia oggi molto più ricco che nel passato.

La classe come gruppo sociale: dai vincoli alle opportunità

Ricchezza vuol dire anche complessità: la classe è diventata per prima cosa un gruppo da gestire dal punto di vista relazionale; se questa gestione è deficitaria o incompleta, non è possibilie avere quel clima di alleanza e serenità propedeutico alle attività didattiche. In parole povere, se il gruppo classe non è ben gestito nelle sue dinamiche di confronto, richiesta e critica (si, gli alunni di oggi criticano apertamente gli insegnanti, anche alle elementari) non si riesce a fare lezione.

Gli insegnanti di oggi sono davanti ad una sfida importante, perchè sono la prima generazione di docenti che affronta questi temi e che gestisce le dinamiche del gruppo/classe ad essi associate.  

Devo fare una specifica importante: questi 3 punti non sono giudizi, ma semplici constatazioni, nel senso che la mia posizione (e quella di molti altri che lavorano nel contesto scolastico) non è quella del “era meglio una volta/non c’è più rispetto/è tutta colpa delle famiglie“. Lascio questo tipo di giudizi moraleggianti alle arene tv. Io mi occupo di considerare il contesto culturale e sociale in cui opero per aiutare la scuola ad adattarsi ai cambiamenti che storicamente avvengono nei gruppi umani.

Anzi, a dire il vero, come approccio cerco di trasformare il vincolo in un’opportunità: le generazioni attuali possono sembrare irriverenti e irrispettose, ma dispongono di ottime risorse a livello di pensiero critico, che vanno ovviamente gestite e rinforzate. Il fatto che non accettino in modo acritico un ordine pre-costituito, al di fuori della retorica politica e cinematografica, potrebbe essere un ottima risorsa da sviluppare, coerentemente con un lavoro educativo, oltre che didattico, che la Scuola di oggi deve saper implementare per dare ai giovani e adulti di domani le dritte necessarie per affrontare l’incredibile complessità del mondo attuale.

Cambia la storia, cambiano i popoli e si presume debbano cambiare anche le Istituzioni di uno Stato Sociale: la Scuola, fra queste, è forse la più importante.

DR Daniele Boscaro

Il sesto senso dei bambini

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Molto spesso sento dire da genitori, insegnanti e educatori che i bambini hanno “una specie di sesto senso“. Nel senso che sentono in modo molto più diretto quando siamo stanchi, arrabbiati, nervosi, ma anche quando siamo pieni di energie. Si accorgono di queste cose con un’intuizione che ci sorprende sempre… e diciamolo, a volte ci ci urta un po’!

Da cosa dipende? Mutazioni genetiche e super-poteri a parte, alcuni studiosi hanno scoperto che ci sono 2 moduli fondamentali di comunicazione: quello analogico e quello numerico. Continua a leggere Il sesto senso dei bambini

Pragmatica della comunicazione educativa

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Secondo molti autori (vedi bibliografia) i concetti di potere, disciplina, autorità, e quindi l’assetto normativo-valoriale relativo all'”educazione” si sta riorganizzando secondo i canoni della post-modernità. Questa riorganizzazione ha ovviamente delle conseguenze per i contesti istituzionali (scuole, famiglie, ecc…), che stanno affrontando cambiamenti molto importanti: non è più possibile gestire una famiglia o una classe come si faceva vent’anni fa. Continua a leggere Pragmatica della comunicazione educativa