Come gestire le opposizioni in classe

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Nella mio lavoro di consulente trovo spesso insegnanti che ammettono di essere in difficoltà nel gestire le loro classi. Gli studenti, soprattutto di medie e superiori, non stanno alle regole, non rispettano le richieste e l’autorità dei professori. Quando l’insegnante da indicazioni, molti bambini e ragazzi si oppongono.

Gestire le opposizioni è diventato un impegno molto più intenso e difficile per chi lavora nelle scuole di oggi, dato che le classi sono cambiate. Se non si riesce ad instaurare un clima collaborativo e soprattutto a trovare delle strategie efficaci nel ricevere e ri-orientare le obiezioni dei ragazzi, stare in classe può diventare un vero incubo per un insegnante: stress, frustrazione da incapacità percepita e soprattutto molta stanchezza.

L’obiettivo non è trasformare gli insegnanti in “sergenti di ferro”: per restare dentro alla metafora bellica (solo come metafora per carità!) gestire bene un’opposizione o una contestazione in classe può aiutare gli insegnanti a seguire uno dei consigli di Sun Tsu, che diceva:

Il meglio del meglio non è vincere cento battaglie su cento bensì sottomettere il nemico senza combattere”

Ovvio che in questo caso non vi sono nemici da sottomettere, ma l’idea della battaglia potrebbe diventare la realtà quotidiana di molte classi se non si acquisisce un’impostazione in grado di gestire le contestazioni evitando il conflitto, la minaccia e la punizione. E uscendone, da insegnanti, molto più rilassati, soddisfatti, e con meno mal di testa.

Ecco alcune indicazioni per gestire meglio le opposizioni dei ragazzi:

#1 date valore alle opposizioni/obiezioni: è una questione di prospettiva, possiamo vedere le opposizioni come “mancanze di rispetto”, come tendenze “oppositivo-provocatorie”, ma questo modo di vedere difficilmente ci offrirà strategie di gestione efficaci e spendibili.

Se riusciamo a fare un cambio di paradigma e cominciamo a interpretare le obiezioni degli studenti come un tentativo, forse maldestro e immaturo, ma comunque partecipativo rispetto a quello che succede in classe, possiamo anche imparare a vedere il tempo speso nel rispondere valorizzando le opposizioni non come tempo perso, ma come tempo dedicato alla crescita educativa e intellettuale dei ragazzi. Che dovrebbe essere uno degli obiettivi degli insegnanti, forse il più importante.

Evitate lo schema di pensiero: “se gli permetto di obiettare confermo il comportamento e continuerà a farlo“. Tanto lo farà lo stesso, anzi, più percepiranno il vostro contrasto e il vostro giudizio, più forte e più spesso vi contrasteranno.

#2 accogliete le opposizioni: per non creare un’escalation che può sfociare in conflitto, soprattutto con gli adolescenti, l’insegnante dovrebbe evitare di colpevolizzare, giudicare o invalidare chi obietta. L’imposizione d’autorità non funziona più come una volta, e le modalità comunicative con obiettivi educativi vanno modificate per adattarle ai tempi.

Accogliere un’opposizione vuol dire permettere uno spazio e un tempo in cui alcune indicazioni possono essere contestate da bambini e ragazzi, senza che vengano etichettati come disturbatori, come polemici o come provocatori. Se percepiscono che possono obiettare trovando un adulto capace di gestire le opposizioni con autorevolezza e flessibilità, gli intenti provocatori o di disturbo, se presenti, spariscono in poco tempo, non trovando più terreno fertile dove crescere.

Inoltre, evitare di giudicare o colpevolizzare dei giovani esserei umani in via di “costruzione” dovrebbe essere una modalità standard per gli ormai conosciuti ed evidenti effetti negativi dell’ettichettamento e delle mortificazioni sulla costruzione dell’identità psicologica.

#3 reagite serenamente: la reazione emotiva dell’adulto a un’opposizione dovrebbe essere gestita cercando di mantenere calma e lucidità. Serve un po’ di allenamento, qualcuno si scalda più presto di altri, ma la direzione da tenere dovrebbe essere quella di una gestione controllata dell’emozione di fastidio, nervoso e rabbia.

Rabbia perchè sei piccolo e vuoi contestare me che sono il tuo insegnante…

Perchè mi fai perdere tempo che dovrei usare per stare la passo con il programma…

O perchè fai confusione e mi distrai tutta la classe dopo che ci ho messo mezzora per farli stare calmi e attenti.

Questi e altri pensieri, anche se in parte legittimi, sono il nemico n1 di un insegnante che voglia gestire la classe in modo lucido ed efficace, e soprattutto che voglia andare a casa a fine giornata soddisfatto del suo lavoro.

Calma e lucidità non vuol dire diventare dei robot senza emozioni, ma trovare un modo per non arrivare ad alzare la temperatura perdendo la posizione di adulto e cadendo nel trappolone della rabbia: la decisione presa di foga, senza lucidità e che solitamente, dopo un po’ di minuti, ci pentiamo di avere preso perchè inefficace o addirittura dannosa, per noi, per i ragazzi e per il clima di classe.

#4 metacomunicate: vuol dire “comunicare sulla comunicazione”. Si può usare per aprire ai ragazzi una prospettiva sul significato e sulle conseguenze di alcune loro opposizioni o di alcuni loro comportamenti provocatori. È un aspetto molto importante dell’insegnamento perchè può dare ai ragazzini dei validi rimandi su “quello che sta succedendo qui ed ora” contribuendo educativamente alla loro crescita e alla loro maturazione attraverso l’esperienza.

È una strategia molto evoluta, e può essere utilizzata quando le altre che ho accennato sono già state acquisite e interiorizzate in modo adeguato.

Per esempio, dopo un obiezione sulla quantità di compiti: “sono contento che ti interessi dei compiti che vi do, però ti faccio notare che anche se sono contento che esprimi le tue opinioni, adesso devo andare avanti con la lezione, e se continuiamo a parlare dei compiti si blocca tutto, io mi arrabbio, tu ti arrabbi, e vorrei che non andasse così…”

Non ho invalidato l’obiezione (sono contento che ti interessi delle cose), l’ho accolta serenamente e non ho colpevolizzato il ragazzo (stai esprimendo e non lamentando/interrompendo/disturbando/provocando, e le tue sono opinioni, non lamentele o provocazioni).

Questo stile, se utilizzato in modo coerente ed equilibrato, permette di non accendere la fiamma del conflitto, di non colpevolizzare e mortificare i ragazzi, e soprattutto di fare un lavoro educativo concreto e pragmatico in classe, facendo acquisire agli studenti nuove risorse nella gestione delle interazioni con gli adulti, allenandoli all’assertività e a una comunicazione civile e matura. Tutte qualità necessarie per un buon adattamento psicologico e sociale.

Se pensate che si stava meglio quando i ragazzini avevano paura degli insegnanti, se pensate che l’insegnante capace sia quello che non fa volare una mosca, se pensate che tutti gli studenti che obiettano abbiano problemi in famiglia, le classi e la scuola di oggi saranno per voi un vero e proprio campo di battaglia.

Potete scegliere se combattere, sacrificando uomini (voi stessi e il vostro fegato) e beni (la vostra efficacia percepita e la vostra autostima) o decidere di adeguare il vostro stile al mondo che ci sta intorno, imparando a negoziare con i ragazzini.

Non si tratta di dargliela vinta, o di cedere il passo, ma di cambiare prospettiva e trasformare una difficoltà in una risorsa.

DR Daniele Boscaro

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