Il bello di essere iper-controllanti

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Frequentare (o essere) una persona che controlla troppo a volte diventa un incubo: sempre in cerca del pelo sull’uovo, sempre a pignoleggiare su qualsiasi cosa.

La vita diventa un percorso a ostacoli fra le centinaia di memo-post-it disseminati ovunque, e il momento più soddisfacente della giornata arriva quando dopo un calcolo logaritmico approssimato rigorosamente alla settima cifra ci si rende conto che le calorie ingerite sono sotto la soglia di allarme. Continua a leggere Il bello di essere iper-controllanti

Come cambiano le classi

 

Come ho già spiegato in un altro articolo, da 20 anni circa a questa parte è in corso un evoluzione culturale della società che ha delle forti influenze su Scuola e Famiglia. L’educazione di figli e allievi ha cambiato cornice, e le strategie educative utilizzate in questi contesti non possono più essere quelle usate nelle generazioni precedenti.

Questi cambiamenti hanno a che fare con alcuni processi storici e culturali che sono avvenuti e stanno avvenendo nella nostra società:

  • democraticizzazione della società: il concetto politico di democrazia – opposto a quello di dittatura – è stato giustamente assorbito e metabolizzato dalle persone. È diventato normale sentire parlare di democrazia o usare l’aggettivo democratico, in molti contesti, anche fuori da quello prettamente politico. Quello di dar voce a tutti, permettendo che le decisioni non siano prese da una o poche persone, è diventato il modo più giusto e normale di gestire un gruppo, di qualsiasi tipo.

  • Individualismo e liquidità sociale: è cambiato il valore che viene dato alla comunità di appartenenza e alla tradizione. Senza essere retorico, ma solo considerando l’influenza della tecnologia e l’accelerazione di alcuni cambiamenti sociali (sessualità, genere, relazioni, usi e costumi) non si può non notare come i processi di scelta e autodeterminazione si siano fortemente individualizzati. È un processo storico che riguarda molti dei livelli di esistenza di una persona occidentale: il lavoro (forte precarietà e mobilità), le relazioni (sono sempre meno i “progetti di vita” che durano appunto una vita), ma anche l’immaginario collettivo (cinema e letteratura prediligono ormai le figure dei ribelli, dei rivoluzionari, delle persone che si distinguono dal gruppo e che riescono a smarcarsi dal conformismo imposto dal gruppo di appartenenza).

Questi cambiamenti nascono e si sviluppano grazie a processi sociali molto importanti e positivi, come la lotta contro le discriminazioni (donne, movimento lgbt, minoranze) e in favore di una cultura dei diritti dell’individuo.

Come ogni cambiamento culturale però, porta con sè anche un impatto sulle Istituzioni che regolano una società, e le Istituzioni – in questo caso la Scuola – non sono conosciute per la loro flessibilità e capacità di adattamento veloce ai cambiamenti.

Come sono cambiate le classi?

Uno degli impatti di questa evoluzione riguarda sicuramente le classi delle scuole (tutte, dalle elementari alle superiori) e incide sulle risorse e le modalità disponibili agli insegnanti per gestirle. Le conseguenze fondamentali sono a mio avviso 3:

#1 Un diverso atteggiamento dei bambini e dei ragazzi nei confronti della scuola e degli insegnanti. Diverso nella considerazione dell’autorità del contesto (spazi e regole) e del personale scolastico. Non è più pensabile che gli alunni si comportino con la riverenza ancora adottata fino a pochi decenni fa. Le cose sono cambiate e il discorso ovviamente sarebbe da allargare alle famiglie e alla società tutta: alcune norme non scritte non vengono più considerate importanti dagli stessi adulti, figuriamoci dai loro figli.

#2 Diverse reazioni degli alunni al contesto regolativo scolastico: difficile che bambini e ragazzi accettino imposizioni o proposte che vengono dall’alto. L’approccio autoritario non ha più possibilità di essere esercitato dagli insegnanti, gli studenti si rifiutano, dissentono e protestano, sia in classe ma soprattutto a casa con i genitori. Le conseguenze sono a volte ingestibili, dato che il clima culturale nei confronti dell’Istituzione Scuola è cambiato, cambiano anche le modalità di gestire certe dinamiche da parte delle famiglie: se prima l’alleanza genitori/insegnanti era scontata e implicita, adesso il personale scolastico si trova a dover affrontare proteste e lamentele da parte dei genitori, a volte anche in punta di diritto, con minacce di ricorsi al T.A.R. o di segnalazioni agli organi deputati, fosse anche per una nota o un voto ritenuto immeritato.

#3 diverse dinamiche di gruppo all’interno della classe. Bambini e ragazzi di oggi portano molti più contenuti a scuola, per le ragioni legate ai 2 punti precedentemetne esposti. Parlano di più, si raccontano di più, proprio perchè hanno più possibilità di farlo dato che sono saltate le regole sociali adottate e rispettate nei decenni precedenti.

Se consideriamo inoltre i temi importantissimi legati all‘interculturalità (presenza di alunni di origine straniera) o alla differenziazione dei programmi didattici per ragioni relative all’inclusione scolastica (vedi d.s.a., b.e.s., ecc…), possiamo vedere come lo scenario “classe” sia oggi molto più ricco che nel passato.

La classe come gruppo sociale: dai vincoli alle opportunità

Ricchezza vuol dire anche complessità: la classe è diventata per prima cosa un gruppo da gestire dal punto di vista relazionale; se questa gestione è deficitaria o incompleta, non è possibilie avere quel clima di alleanza e serenità propedeutico alle attività didattiche. In parole povere, se il gruppo classe non è ben gestito nelle sue dinamiche di confronto, richiesta e critica (si, gli alunni di oggi criticano apertamente gli insegnanti, anche alle elementari) non si riesce a fare lezione.

Gli insegnanti di oggi sono davanti ad una sfida importante, perchè sono la prima generazione di docenti che affronta questi temi e che gestisce le dinamiche del gruppo/classe ad essi associate.  

Devo fare una specifica importante: questi 3 punti non sono giudizi, ma semplici constatazioni, nel senso che la mia posizione (e quella di molti altri che lavorano nel contesto scolastico) non è quella del “era meglio una volta/non c’è più rispetto/è tutta colpa delle famiglie“. Lascio questo tipo di giudizi moraleggianti alle arene tv. Io mi occupo di considerare il contesto culturale e sociale in cui opero per aiutare la scuola ad adattarsi ai cambiamenti che storicamente avvengono nei gruppi umani.

Anzi, a dire il vero, come approccio cerco di trasformare il vincolo in un’opportunità: le generazioni attuali possono sembrare irriverenti e irrispettose, ma dispongono di ottime risorse a livello di pensiero critico, che vanno ovviamente gestite e rinforzate. Il fatto che non accettino in modo acritico un ordine pre-costituito, al di fuori della retorica politica e cinematografica, potrebbe essere un ottima risorsa da sviluppare, coerentemente con un lavoro educativo, oltre che didattico, che la Scuola di oggi deve saper implementare per dare ai giovani e adulti di domani le dritte necessarie per affrontare l’incredibile complessità del mondo attuale.

Cambia la storia, cambiano i popoli e si presume debbano cambiare anche le Istituzioni di uno Stato Sociale: la Scuola, fra queste, è forse la più importante.

DR Daniele Boscaro

Perchè ci piacciono le serie TV?

I serial, o telefilm, esistono da 60 anni (uno dei primi, ovviamente in USA, è stato Le Avventure di Rin Tin Tin, del 1954), e tutti i 30-40enni di oggi sono cresciuti negli anni 80 con serie che ci hanno riempito i pomeriggi (e le mattine di malattia) come A-team, Magnum P.I., MacGyver, Bay-Side School e ovviamente l’archetipico Beverly-Hills 90210 (faccio fatica a ricordarmi il c.a.p. del mio comune ma questo ce l’ho incastonato nella memoria a lungo termine).

Le serie tv da palinsesto serale però sono un fenomeno e un business attuale, diciamo degli ultimi 15-20 anni. Più o meno da X-Files e ER-medici in prima linea in poi, ma a mio avviso la vera esplosione è successa con Lost: da lì in poi sono diventate un vero e proprio fenomeno artistico e culturale, per due ragioni: Continua a leggere Perchè ci piacciono le serie TV?

5 frasi da dire a chi è in un momento di tristezza

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Quando i nostri amici o partner sono tristi stiamo male, vorremmo consolarli, dire o fare qualcosa che li faccia stare meglio. Il più delle volte in queste situazioni si fa peggio.

Il rischio di fare peggio è molto alto perchè nel tentativo di consolare qualcuno parlando di quello che lo turba e lo fa soffrire, è molto probabile ingrandire e amplificare la sua sofferenza. Continua a leggere 5 frasi da dire a chi è in un momento di tristezza

Neuroscienze e psicologi, come gestire la convivenza

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La psicologia e le psicoterapie si occupano dei significati che le persone attribuiscono a quello che vivono. Di solito ci si rivolge ad uno psicoterapeuta quando questi significati cominciano a far soffrire, a diventare ingestibili.

Ma per entrare nel mondo dei significati delle persone che incontriamo nella nostra professione, non possiamo disporre della stessa mappa di cui dispone un neuroscienziato: come dicono Alessandro Salvini, Kenneth Gergen, Rom Harrè, e molti altri, attraverso il neuroimaging (la tecnologia che studia l’associazione degli stati mentali con le rispettive aree celebrali) possiamo sapere quali aree funzionali della corteccia vengono sollecitate nel momento in cui una persona batte una palpebra, ma non sappiamo nulla sugli impliciti culturali e relazionali che innescano un ammiccamento. Continua a leggere Neuroscienze e psicologi, come gestire la convivenza