Riflessioni di uno psicologo sull’isolamento sociale

L’emergenza che stiamo affrontando avrà purtroppo delle conseguenze molto negative non solo a livello sanitario ed economico, ma anche a livello delle percezioni e delle abitudini sociali che fino ad ora davamo per scontate.

Comportamenti abituali e consuetudini stanno subendo enormi cambiamenti, molti dei quali necessari per contenere il contagio, e le ricadute sulle nostre percezioni e sulle modalità con cui approcciamo le relazioni potrebbero essere molto negative e avere effetti anche dopo che l’isolamento forzato diminuirà fino ad interrompersi.

Distanziamento sociale, saluti senza strette di mano, baci ed abbracci, forse farà felice una minoranza di persone, ma per una cultura latino-mediterranea come la nostra renderà dapprima straniti e in seguito molto abbattuti la maggioranza di noi.

Restare isolati in casa, soprattutto per chi vive in appartamento, senza uscire per lavoro e con tutta la struttura di tempi ed azioni abituali che salta, è un evento che porterà cambiamenti decisi sul nostro umore, sui nostri pensieri e le nostre emozioni.

Niente che l’umanità non abbia già vissuto nella sua lunga storia – anche in modi ben peggiori, è il caso di dirlo – ma noi non ci siamo per niente abituati. Non siamo abituati a rinunciare al superfluo (gli aperitivi, per intenderci) figurarsi rinunciare a qualcosa che superfluo non è, ossia la relazione “analogica” (fisica, con contatto, dal vero). Attenzione: pur comprendendone la temporanea necessità, vedo un po’ troppa leggerezza nell’intimare con forza e decisione di rinunciare a qualsiasi tipo di relazione, visita, contatto o compagnia, come fossero anch’esse cose superflue. Non lo sono.

Se per un periodo sarà necessario sospendere una delle dimensioni che più caratterizzano la nostra umanità (la socialità), ritengo sia mio dovere come psicologo contribuire a promuovere, insieme alla mia categoria professionale, una visione dell’essere umano che ci permetta di non perderla troppo di vista, fino a faticare nel riconoscerla ancora.

In un mondo che pare così abbagliato dal lume digitale, il rischio è quello di non riuscire a guardare bene vedendone solo le comodità, senza comprenderne anche le fallacie.

Nei prossimi giorni aggiornerò sito e pagina FB con contenuti che spero contribuiscano a mantenere in vita l’analogico che è in noi, o che vorrei restasse in me.

A presto

Daniele Boscaro

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